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Unità Radiologia Interventistica

La radiologia interventistica è una branca della radiologia diagnostica grazie alla quale è possibile eseguire una serie di interventi utilizzando come guida le immagini radiologiche. Nella maggior parte dei casi, questi interventi risultano di gran lunga meno invasivi rispetto a quelli tradizionali: è infatti possibile accedere all’interno del corpo solo grazie a delle piccole punture evitando quindi le incisioni.
Per poter eseguire queste tecniche, il radiologo interventista deve avere una preparazione clinica sufficiente a:

  • selezionare i pazienti che potrebbero effettivamente beneficiare di questi interventi
  • utilizzare correttamente le tecniche di immagine come TAC, ecografia e radiologia tradizionale. 

Si tratta quindi di una figura intermedia tra il chirurgo e il radiologo.

 

La radiologia interventistica si compone di diverse branche:

  • la neuroradiologia interventistica, utilizzata per intervenire sul distretto vascolare intracranico;
  • la radiologia interventistica vascolare, con la quale si curano ad esempio gli aneurismi;
  • l'oncologia interventistica, che permette di intervenire su una serie di tumori in fase non avanzata mediante l’applicazione di trattamenti loco regionali.

Un esempio in cui si può intervenire con la radiologia interventistica è la metastasi al fegato, che offre diverse opportunità terapeutiche in pazienti con metastasi epatiche. 
Affinché i trattamenti di radiologia interventistica  per curare le metastasi al fegato abbiano successo, è necessario che alla loro applicazione collabori un team multidisciplinare composto da oncologo, chirurgo e radioterapista.

  • Quando le lesioni da trattare misurano meno di 2-3 cm, vengono solitamente impiegate tecniche di radiologia interventistica “termoablative”. Grazie all’ausilio della TAC o dell’ecografia, vengono posizionati all’interno delle metastasi dei piccoli aghi che bruciano le metastasi stesse. Questo genere di intervento prevede generalmente un’assistenza anestesiologica e un ricovero di almeno due o tre giorni. Si tratta però di una procedura mini-invasiva che non richiede incisioni della cute, ma solo l’esecuzione di alcune punture. Rispetto all’approccio chirurgico tradizionale si riducono sia complicanze che tempi di recupero.
  • Quando le lesioni da trattare sono più grandi di 2-3 cm, vengono invece applicate tecniche di radiologia interventistica dette “endovascolari”. Con dei piccoli cateteri vengono rilasciati, attraverso i vasi che vascolarizzano il fegato, delle particolari sostanze con diversi effetti:
    • Ischemico (si parla di embolizzazione)
    • Ischemico e farmacologico (si parla di chemioembolizzazione).

Queste sostanze vengono rilasciate solo ed esclusivamente nei vasi delle metastasi, in modo da rallentarne la crescita e in alcuni casi ridurne addirittura le dimensioni.
Recentemente è stata introdotta una ulteriore tecnica (sempre in ambito endovascolare) definita di radioembolizzazione, che permette di iniettare nelle metastasi particolari sostanze contenenti particelle radioattive. 
 

Monfardini Lorenzo

Medico - R.S.S.
Dr. Monfardini Lorenzo

lorenzo.monfardini@poliambulanza.it

Medico responsabile:

Monfardini Lorenzo

Dr. Monfardini Lorenzo