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Morbo di Parkinson

Tra i disordini del movimento il Morbo di Parkinson è in assoluto il più frequente. Si tratta di una malattia neurodegenerativa caratterizzata da un'evoluzione piuttosto lenta, ma progressiva che coinvolge le strutture cerebrali profonde (putamen, pallido e nuclei caudato) permettono la corretta esecuzione dei movimenti.

Si manifesta quando la degenerazione dei neuroni, presenti in un’area del cervello chiamata “sostanza nera”, causa un calo consistente della dopamina, un neurotrasmettitore che influisce su funzioni come la memoria, il movimento, l'attenzione, l'inibizione, il sonno, l'apprendimento, l'umore e il comportamento. Contemporaneamente a questo calo, dal midollo al cervello compaiono accumuli della proteina “alfa-sinucleina”, che secondo alcuni potrebbe esser causa della diffusione della malattia in altre aree del cervello.

Cause

Ad oggi le cause del Morbo di Parkinson non sono ancora note, ma sembra che il suo sviluppo sia da attribuire a diversi elementi come i fattori genetici o l’esposizione a sostanze tossiche (metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi).

Sintomi

I principali sintomi del Morbo di Parkinson si presentano generalmente in modo asimmetrico, un lato del corpo risulta cioè più interessato dell’altro. 
Tra i sintomi motori si segnalano: 

  • Tremore a riposo. Si tratta di oscillazioni di circa cinque-sei movimenti al secondo, facilmente osservabili quando il paziente è fermo o cammina. Colpiscono molto spesso una mano, ma possono interessare anche i piedi o la mandibola.
  • Rigidità. Consiste nell’aumento del tono dei muscoli e molte volte rappresenta il primo sintomo del Morbo di Parkinson. Si manifesta in tronco, arti o collo e viene spesso avvertito come una sensazione poco definita di disagio. Un segno evidente della rigidità è la riduzione dell’oscillazione delle braccia.
  • Lentezza dei movimenti. Si distingue in: bradicinesia (rallentamento nell’esecuzione dei movimenti) ed acinesia (difficoltà ad iniziare i movimenti). Si tratta di un sintomo particolarmente invalidante, che interferisce con numerose attività quotidiane (lavarsi, vestirsi, cambiare posizione, camminare). Causa a sua volta micrografia (riduzione della grafia) e scialorrea (aumento della saliva in bocca causata da un rallentamento dei muscoli impiegati per deglutire).
  • Disturbo dell’equilibrio. Questo sintomo, che coinvolge l’asse del corpo, si presenta in fasi avanzate della malattia e consiste nella riduzione dei riflessi del raddrizzamento: il soggetto affetto da Morbo di Parkinson fatica a correggere in autonomia eventuali squilibri.

 

Chi soffre di questa patologia può manifestare anche sintomi non motori, che si evidenziano fin dalle fasi iniziali (anche molto prima della comparsa dei sintomi Stipsi): 

  • Disturbi urinari. Si manifestano nella necessità di urinare molto spesso.
  • Disfunzioni sessuali. Il Morbo di Parkinson può causare aumento o riduzione della libido, che in alcuni casi si può associare negli uomini all’incapacità di raggiungere l’erezione.
  • Disturbi della pressione arteriosa. Si manifestano con episodi di ipotensione (quando il paziente è in piedi) o di ipertensione (quando il paziente è sdraiato). Il passaggio “in piedi” – “seduto” può causare “ipotensione ortostatica” cioè un drastico abbassamento della pressione.
  • Sudorazione e problemi cutanei (cute seborroica o secca).
  • Disturbi dell’olfatto. Consiste nella difficoltà a sentire gli odori.
  • Disturbi del sonno. Possono presentarsi come: insonnia, eccessiva sonnolenza diurna, REM (disturbi comportamentali nella fase del sonno).

 

Tra i sintomi che riguardano l’umore vanno infine segnalati:

  • Depressione
  • Disturbi dell’ansia
  • Apatia
  • Disturbi comportamentali ossessivi compulsivi
  • Disturbi cognitivi
  • Sintomi psicotici.

Diagnosi

La diagnosi viene stabilita dal neurologo, che dopo aver analizzato i sintomi del paziente e la sua storia clinica prescrive esami strumentali come RMN ad alto campo, SPECT, PET cerebrale e scintigrafia del miocardio.

Trattamento

Per il Morbo di Parkinson non esiste una cura definitiva; sia il trattamento farmacologico che la chirurgia cerebrale possono però fornire una riduzione dei  sintomi. I farmaci utilizzati sono solitamente la levodopa, gli agonisti della dopamina e gli inibitori della monoamino ossidasi. A livello chirurgico la tecnica di intervento indicata è la DBS (Stimolazione Cerebrale Profonda).

Cure che possono essere applicate a questa patologia