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Fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia cardiaca, dopo le extrasistoli. Viene innescata da impulsi elettrici generati da specifiche cellule muscolari che si trovano tra le quattro vene polmonari e l’atrio sinistro. Colpisce l'1-2% della popolazione nei paesi occidentali e la sua frequenza aumenta con l'età: interessa infatti circa il 5% delle persone fino ai 65 anni e quasi il 18% delle persone sopra questa età. Gli uomini sono generalmente più colpiti delle donne.
A livello clinico la fibrillazione atriale può essere classificata come: 

  • Parossistica (si manifesta in episodi che si risolvono in modo spontaneo entro 1 settimana);
  • Persistente (quando si risolve solo in seguito ad un intervento esterno);
  • Permanente (quando non è possibile intervenire o quando eventuali interventi risultano inefficaci).

Cause

La principale causa della fibrillazione atriale è una lesione al sistema elettrico del cuore. Questa condizione può dipendere a sua volta da altre patologie cardiache come l’ipertensione (l’elevata pressione del sangue) o la coronaropatia (l’occlusione di un’arteria coronaria). In alcuni casi le cause rimangono sconosciute.
Altri fattori di rischio sono l’età e il sesso: 

  • la possibilità di sviluppare questa malattia aumenta con l’aumentare dell’età;
  • gli uomini sono più colpiti delle donne.

Sintomi

Tra i sintomi della fibrillazione atriale i più frequenti sono:

  • respirazione alterata (dispnea);
  • palpitazioni;
  • debolezza;

In alcuni casi si possono verificare anche dolori a livello del torace (angina) o improvvise perdite di coscienza (sincopi). 

Diagnosi

La diagnosi dell’aritmia viene fatta attraverso un semplice elettrocardiogramma o nei casi più complessi attraverso uno studio elettrofisiologico. Quest’ultimo consiste in uno studio elettrico del cuore in grado di diagnosticare sia il meccanismo sia la sede precisa dell’aritmia cardiaca.

Trattamento

Il trattamento per la fibrillazione atriale è prevalentemente farmacologico; tuttavia in casi selezionati in cui l’aritmia è recidivante o cronicamente presente e spesso associata ad una patologia valvolare si può trattare anche chirurgicamente attraverso l’intervento di isolamento delle vene polmonari.
Questo tipo di procedura prevede l’isolamento chirurgico o mediante radiofrequenza delle vene polmonari dall’atrio sinistro con lo scopo di ridurre i  cosidetti  “hot spots” presenti all’origine delle vene polmonari e da cui si ritiene cominci l’aritmia.