"L’INFINITO CHE CURA". Ventuno opere fotografiche di Tiziana Arici entrano stabilmente nel patrimonio di Fondazione Poliambulanza

mercoledì 17 giugno 2026

Poliambulanza prosegue il percorso dedicato al rapporto tra arte, cultura e vita dell’ospedale con "L’infinito che cura", progetto fotografico affidato a Tiziana Arici. Le 21 opere, commissionate e acquisite dalla Poliambulanza, entrano così nel patrimonio di Poliambulanza, destinate ad alcuni spazi di rappresentanza dell’ospedale, dove accompagneranno pazienti, familiari, visitatori, operatori e dipendenti.

Il progetto nasce dalla relazione già avviata tra la fotografa bresciana e l’Istituto Ospedaliero, rafforzata dalla recente installazione permanente "Margherita" nell’Area B - Ambulatoriale. La raccolta, donata dall’artista dopo un’esperienza vissuta anche come paziente, rappresenta un primo incontro tra il suo sguardo fotografico e gli ambienti dell’ospedale. "L’infinito che cura" raccoglie e sviluppa quella continuità, trasformandola in un intervento pensato per abitare gli spazi senza imporsi.

Il cuore del progetto è la natura. Alberi, radici, foglie, rami e stagioni diventano immagini del tempo, della trasformazione e della permanenza. Nelle fotografie di Tiziana il ciclo naturale richiama la crescita, l’attesa, la fragilità, il distacco e la continuità della vita. Le radici, in particolare, non sono soltanto un motivo visivo, ma una traccia simbolica: rimandano a ciò che sostiene, custodisce e permette di attraversare anche i passaggi più difficili.

La natura non consola in modo semplice ma ci ricorda che ogni cosa ha un tempo, che la vita cresce, cambia, si trasforma e talvolta si lascia andare. Negli alberi, nelle radici, nelle foglie e nelle stagioni ho cercato una misura dello sguardo, una forma di ascolto. Portare queste immagini in Poliambulanza significa lasciarle accanto alle persone, nei luoghi in cui fragilità, attesa e cura sono esperienze quotidiane.” afferma Tiziana Arici.

"L’infinito che cura" rappresenta così un nuovo tassello di un percorso più ampio. Un ospedale non è un museo e non deve diventarlo. Può però essere un luogo in cui la bellezza, il pensiero e la cultura aiutano a rendere più abitabili gli spazi dell’assistenza, riconoscendo che la qualità dell’esperienza ospedaliera riguarda anche ciò che si vede, ciò che si attraversa e ciò che accompagna l’attesa.

Non si tratta di un semplice intervento decorativo. La scelta di portare opere fotografiche negli spazi della Fondazione risponde all’idea che anche l’ambiente partecipi alla qualità dell’esperienza ospedaliera, il modo in cui un luogo accoglie e accompagna, orienta lo sguardo e restituisce senso alla presenza delle persone. Accanto alla competenza clinica, alla tecnologia e all’organizzazione dei percorsi sanitari, esiste una responsabilità verso gli spazi, i tempi e le relazioni che accompagnano la vita dell’ospedale.

Il progetto si inserisce nel cammino avviato da anni da Fondazione Poliambulanza sotto il segno di Cura e Cultura. Negli anni la Poliambulanza ha promosso iniziative letterarie, musicali, artistiche e divulgative che hanno progressivamente interpretato l’ospedale non solo come luogo sanitario, ma anche come spazio di incontro, relazione e partecipazione. Rientrano in questa traiettoria la rassegna "Ospedale, luogo di cura e di cultura", gli appuntamenti de I giovedì dei libri in Poliambulanza, i concerti realizzati con il Teatro Grande, le visite in Pinacoteca proposte ai dipendenti, le mostre ospitate nella galleria centrale e i progetti dedicati al dialogo tra arte, scienza e comunità.

In questo modo proseguiamo una strada che appartiene alla storia di Poliambulanza ovvero rendere l’ospedale un luogo capace di accogliere e accompagnare le persone anche attraverso la qualità dei suoi spazi. L’arte non sostituisce la cura clinica, ma può contribuire a renderla più umana, più vicina, più attenta alla dimensione integrale della persona.”, dichiara il prof. Mario Taccolini, Presidente di Fondazione Poliambulanza.

Tra le esperienze che hanno segnato questo percorso rientra "Arte come Cura", realizzato con Fondazione Brescia Musei, che ha portato riproduzioni di opere della Pinacoteca Tosio Martinengo negli spazi della Poliambulanza. Nel 2021, in occasione del Brescia Photo Festival, la mostra temporanea "Mirabili radici" di Alessandra Chemollo ha proposto negli spazi dell’ospedale un racconto fotografico sul tema dell’origine, della memoria e del tempo. Nel 2023, per Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura, "Seven acts of medicine" di Raul Gabriel, con la curatela di Paolo Bolpagni, ha introdotto in ospedale opere site-specific nate dal dialogo con la vita stessa della struttura e con i gesti fondamentali della medicina.

Tiziana Arici, nata a Brescia, apre il suo primo studio nel 1984 e avvia collaborazioni con aziende, agenzie pubblicitarie e case editrici. Nel corso della sua attività si misura con diversi ambiti della fotografia, dall’architettura all’interior, dallo still life ai reportage dedicati a musei, biblioteche e patrimoni culturali. I suoi servizi fotografici sono stati pubblicati su riviste, libri di cultura, architettura e cataloghi di mostre. Da sempre attenta alle tematiche sociali, in particolare alla vita delle donne e alle persone con fragilità, collabora con numerose associazioni no profit. È docente di fotografia all’Accademia Santa Giulia di Brescia e conduce laboratori di fotografia e di educazione allo sguardo per bambini e ragazzi.

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