Cure Mediche

Angioplastica coronarica

Quando il volume interno di un'arteria si riduce, generalmente a causa di una placca aterosclerotica, di un trombo o di un processo infiammatorio, si parla di stenosi
Questo restringimento, evidenziabile con una Coronarografia, ostacola il normale passaggio del sangue e delle sostanze che trasporta, provocando dolore toracico e, nella peggior ipotesi, infarto miocardico.
In questi casi l'angioplastica si propone come opzione terapeutica principale perché sicura, rapida, e minimamente invasiva (il paziente è sveglio e cosciente).

 

L’angioplastica è una procedura di tipo interventistico che ci permette, ove possibile, di curare le stenosi delle coronarie. Lo scopo dell’angioplastica è quello di ripristinare il calibro originale del vaso coronarico ristretto, così da diminuire i sintomi della coronaropatia e le probabilità di infarto e ictus.

 

Come si esegue
Prima di effettuare un’angioplastica coronarica, il medico vorrà individuare con esattezza la posizione delle ostruzioni delle coronarie, valutandone la gravità. Per ottenere queste informazioni, viene eseguita la coronarografia.

L’intervento di angioplastica coronarica viene effettuato in ospedale da un cardiologo che, prima dell’intervento, procede a un’anamnesi dettagliata, effettua una visita e prescrive alcune analisi di routine, ad esempio:

  • esami del sangue
  • elettrocardiogramma (ECG)
  • radiografia toracica.

L’angioplastica coronarica viene eseguita in una sala operatoria speciale, detta sala di cateterismo cardiaco, dotata di schermi e apparecchiature radiografiche specifiche.
Il chirurgo usa queste attrezzature per visualizzare le ostruzioni presenti nelle coronarie.

 

Il cardiologo interventista procede all’anestesia locale nella sede di accesso, punge l’arteria radiale del braccio (99% dei casi in Poliambulanza) o l’arteria femorale dell’inguine. Un tubicino guida, sottile e flessibile, è inserito nell’arteria attraverso il foro; un tubicino rastremato (guaina) è inserito nell’arteria usando la guida.
Il medico colloca quindi un catetere guida (tubicino lungo, sottile e flessibile) nella guaina e lo fa scorrere nel tubicino guida. Il catetere va a raggiungere l’apertura dell’arteria coronaria e il tubicino guida viene rimosso.
Il chirurgo inietta una piccola quantità di un mezzo di contrasto speciale nel catetere; in questo modo è possibile visualizzare l’interno della coronaria ed eventuali ostruzioni usando una procedura radiografica detta angiogramma.

 

Il catetere guida permette di inserire nel tubicino un catetere più sottile con una specie di palloncino all’estremità (catetere a palloncino).
Il catetere a palloncino è posizionato nella zona ostruita e poi viene gonfiato, in questo modo la placca che causa l’ostruzione viene spinta via ripristinando la circolazione nell’arteria e alleviando l’ostruzione stessa. In alcuni casi può essere necessario gonfiare e sgonfiare il palloncino diverse volte per allargare l’arteria. In seguito, il catetere a palloncino, il catetere guida e il tubicino guida vengono rimossi.

 

Il Cardiologo Interventista, nella maggior parte dei casi, impianta uno stent (tubicino retiforme) nell’arteria, per mantenere dilatata la coronaria e ripristinare il normale flusso ematico. 
Quando il cardiologo interventista gonfia il palloncino lo stent si gonfia e va a premere contro la parete dell’arteria. Dopo che il palloncino sarà sgonfiato e tolto dall’arteria insieme col catetere, lo stent rimarrà al suo posto dentro l’arteria. Ad oggi esistono diversi tipologie di stent, perenni o riassorbibili, medicati, a polimero riassorbibile…la tipologia di stent viene scelta secondo le caratteristiche della lesione da trattare, del paziente in questione e delle patologie correlate.

Alla fine dell’intervento il foro attraverso il quale sono stati inseriti gli strumenti viene sigillato esercitando pressione finché il vaso sanguigno non si cicatrizza.

 

Durante l’angioplastica, vengono somministrati anticoagulanti per via endovenosa ed antiaggreganti per via orale o venosa, per impedire che si formino trombi nell’arteria o sullo stent; gli anticoagulanti ostacolano la coagulazione del sangue e possono essere talvolta somministrati già prima dell’intervento. 

 

Convalescenza
Dopo l’angioplastica coronarica il paziente viene ricoverato per un giorno; durante il ricovero viene tenuta sotto controllo la frequenza cardiaca e la pressione, monitorando anche il braccio o l’inguine per eventuali emorragie. Dopo alcune ore, il paziente è in grado di camminare.

Il cardiologo prescrive al paziente farmaci in grado di impedire la formazione di trombi. 
Se durante l’angioplastica è stato impiantato uno stent, questi farmaci, infatti, sono in grado di diminuire la formazione di trombi su di esso. I trombi potrebbero ostruire l’arteria e causare un infarto.

La maggior parte dei pazienti dopo l’angioplastica riprende l’attività lavorativa rapidamente dopo la dimissione. Il medico, comunque, tramite visite di controllo verificherà il decorso post operatorio.

 

Complicazioni e controindicazioni
L’angioplastica presenta alcuni rischi, molti dei quali vengono limitati somministrando, prima e dopo l'intervento, medicinali. E' quindi importante che il paziente segua scrupolosamente le raccomandazioni mediche.
Risulta molto basso il rischio che l'angioplastica provochi dei danni a carico della parete vasale (dissecazione) o inneschi meccanismi ostruttivi acuti o subacuti del vaso. In qualsiasi caso il problema viene rapidamente affrontato e risolto.
 
Sfortunatamente, non tutti i pazienti possono sottoporsi alle varie tecniche di angioplastica. La scelta della procedura più idonea o l'eventuale ricorso al classico intervento chirurgico di by-pass, spetta ovviamente allo staff medico sulla base dei vari elementi raccolti durante gli esami di preparazione all'intervento. In generale, l'angioplastica è poco raccomandata qualora siano occlusi vasi di piccolo diametro o in presenza di aterosclerosi grave e diffusa.

 

Conclusioni
L’angioplastica può far diminuire i sintomi della coronaropatia, ma non è una cura. La prevenzione tramite uno stile di vita più sano può essere utile per evitare la coronaropatia e per mantenere nel tempo i buoni risultati ottenuti con l’angioplastica.

Tra i cambiamenti dello stile di vita ricordiamo: modifiche della dieta, abolizione del fumo, attività fisica regolare, dimagrimento o mantenimento del peso forma e diminuzione dello stress.

Fondazione Poliambulanza Regione Lombardia Ministero della salute

Angioplastica coronarica


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